FRANCESCA LIBERATORE – “enfant prodige”

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E’ chiamata “enfant prodige” da alcune importanti firme del fashion businnes, l’originalità e la fantasia dei suoi capi hanno colpito l’occhio dei più noti stilisti, tanto da stringere collaborazioni internazionali con le migliori maison del mondo della moda. Si parla di Francesca Liberatore, artista “più che emergente”, un bocciolo creativo germogliato a Londra presso la celebre Fashion Saints Martins. Fresca di laurea in Fashion Womenswear, decolla verso il suo sogno di stilista a soli 26 anni, divenendo vincitrice del concorso Next Generation, promosso dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. Lasciata la culla creativa londinese in via definitiva, si sposta ad Amsterdam e Parigi per collaborare con marche del calibro Victor&Rolf e Jean Paul Gaultier. Il suo nome è emerso anche nel continente asiatico, a Shangai e Pechino, per eventi esclusivi e sfilate che sono state apprezzate anche e soprattutto come simbolo del talento italiano Made in Italy. Adesso è doppiamente impegnata tra Milano, dove è docente di moda presso l’Accademia Belle Arti di Brera e lo IED , e Parigi, dove è responsabile del Fashion project al Moulin Rouge di Parigi.

I suoi abiti non mancano mai di sfilare alla MMD, dove quest’anno esibisce una splendida collezione primavera/estate 2014, tutta giocata sui giochi di colori e luci, tagli squadrati e tessuti semplici ma raffinati che sanno di una quotidianità fresca e nuova. La nostra stilista ha in mente una donna metropolitana, con un io molto forte e definito, una donna cosmopolita, amante dei viaggi, da cui ogni volta esce arricchita di pensieri, idee e sensazioni che vengono direttamente riportate sul suo outfit. << Stiamo sicuramente parlando di una donna di tutti i giorni >> afferma in un intervista << ho cercato appunto di portare il viaggio del singolo, mio o della mia idea di donna, un po nella vita di tutti quanti>>. Francesca Liberatore stavolta ha puntato su tessuti ricchi come il lino, la seta e gli jacquards, che giocano con la figura del quadrato, la cui sagoma ritorna nella maggior parte dei capi, sottolineata dal profilo dei cappelli a campana, provvisti di tulle, un particolare molto scenografico. La tridimensionalità dei disegni e dei colori, la luce che sembra uscire dai capi e che in verità nasce dal brillio di piccoli cristalli Swaroski, si alterna ai capi stampati dove i segni e le geometrie sono disposte in modo tale da formare una superficie equilibrata nell’alternanza di pieni e vuoti, ma senza creare alcuna profondità.

Non sappiamo dove arriverà in futuro il talento di questa stilista, ma sappiamo che per noi è senza dubbio giunta a piacerci.

Elena Marino

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