ESSERE PERSONAL SHOPPER IN ITALIA.

Capacità di ascolto, interpretazione delle esigenze della clientela, conoscenza del territorio, capacità gestionale unita a tanta intuizione e contatti,  questi elementi sono indispensabili  per essere una personal shopper di successo.

Alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” molte teenager italiane rispondo la personal shopper. Oggi infatti, nel bel paese, le professioni legate al mondo dell’immagine, della bellezza, della moda si stanno facendo sempre più strada abbracciando ambiti lavorativi disparati e creativi.

(Immagine in alto per gentile concessione di photostock a FreeDigitalPhotos.net)

Se in Italia la figura della personal shopper si conosce da qualche anno, nel Nord America esiste già dalla fine degli anni Ottanta, anzi è proprio qui che questa professione nasce e mette radicate radici. Si perché negli Stati Uniti e a Londra la personal shopper è una figura che esiste ormai in quasi tutte le realtà commerciali, dalle grandi catene di moda ai piccoli spazi; la sua presenza non è un’eccezione ma una regola! Fortunatamente siamo difronte ad una evoluzione di questa figura che infatti si sta diffondendo anche nel restante dei paesi occidentali come una vera e propria professione.

 Sicuramente in Italia la visione di alcuni programmi televisioni come “Ma come ti vesti?” e “Buccia di banana” ha aiutato la diffusione e la conoscenza della professione del personal shopper rendendo questa figura meno elitaria e più commerciale; ma non è ancora sufficiente. Certo, nel panorama italiano alcune città sono sicuramente più recettive di altre verso questo nuovo ruolo di consulenza ma a testimonianza che qualcosa sta davvero positivamente cambiando possiamo ricordare la nascita, per opera di Monica Sirani, personal shopper esperta e competente, dell’Associazione Italiana dei personal shopper; una vetrina utile per legittimare questa nuova professione.

Come si diventa personal shopper

Qualunque persona volesse avvicinarsi a questo mondo deve sapere che la passione per la moda e il buon gusto non sono sufficienti per avere successo; sicuramente sono caratteriste rilevanti che sarebbe meglio avere, ma nulla può sostituire una valida preparazione teorica seguita da un’esperienza pratica che, insieme, forniscono le basi dalle quali partire.

Professionalmente parlando una personal shopper dovrebbe offrire un servizio di consulenza agli acquisti qualificato che può essere indirizzato a beni di lusso nel mondo della moda, a prodotti di design, al turismo e tanto altro. Proprio per questo chiunque pensi che la consulenza sia esclusivamente legata al solo mondo fashion è in errore, ci sono infatti differenti aree di specializzazione che una personal shopper può abbracciare come quella enogastronomica, quella aziendale, legata ai prodotti per l’infanzia, tecnologica, di design e tanto altro.

La giornata “tipo”

Nella sua giornata lavorativa una personal shopper cercherà di soddisfare al meglio le richieste ricevute dal cliente selezionando accuratamente un percorso che meglio corrisponda alle aspettative e necessità del richiedente. Durante questo tour la personal shopper dovrà consigliare in modo imparziale e oggettivo quali prodotti acquistare prestando sempre attenzione al budget. Un cliente che non ha molto tempo a disposizione può inoltre decidere di delegare alla personal shopper l’acquisto di alcuni prodotti, capi d’abbigliamento e accessori. Questo servizio dovrebbe essere offerto solo se si conoscono molto bene i gusti, lo stile e le misure del cliente, altrimenti ogni capo andrà cambiato o arrangiato rendendo così la consulenza poco efficiente.

Per svolgere al meglio questa professione la conoscenza delle lingue straniere è un fattore molto importante dal momento che spesso i clienti sono turisti che si rivolgono ad una personal shopper per avere una guida qualificata, che li aiuti a selezionare i luoghi di maggior interesse. Pertanto saper parlare la lingua inglese è un must, mentre la conoscenza di altre lingue e culture sarà certamente un valido aiuto per approcciare clienti di diversa nazionalità.

Parlando di conoscenze è ovviamente indispensabile quella del territorio nel quale si è deciso di lavorare anche perché è nel “suo” territorio che una personal shopper avrà sviluppato diversi contatti, necessari per la buona riuscita del suo operato, con showroom, atelier, alberghi di lusso, agenzie viaggi e consolati stranieri. E’ opportuno sapere che caratterialmente una brava personal shopper dovrebbe avere una grande capacità di ascolto, per interpretare e soddisfare al meglio le esigenze della clientela, accompagnata da un look curato che trasmetta professionalità e competenza.

Non bisogna dimenticare poi che questo lavoro richiede una grande capacità gestionale del tempo, occorre infatti essere ben organizzate per destreggiarsi tra un cliente e l’altro spesso in sedi e spazi differenti. Frequentemente i week end e le feste saranno dedicati al lavoro perché sono questi i momenti nei quali la clientela ha più tempo libero. questa professione è svolta inoltre anche da molti uomini.

Monica Sirani

Concludiamo l’articolo con un’intervista a Monica Sirani,(in foto a sinistra) personal shopper nonché fondatrice e presidente dell’AI-PS, Associazione Italiana Personal Shopper.

Monica ritieni che, vista la tua esperienza, la professione della personal shopper sia un lavoro sempre più ambito da parte della giovani?

“Sicuramente la professione del Personal Shopper è una professione sempre più ambita e richiesta soprattutto da parte dei giovani che sognano di poter fare un lavoro che amano e di poter trasformare una passione in un mestiere, ma non solo giovani anche donne e uomini che decidono di mettersi in gioco. Ogni giorno ricevo moltissime email di persone interessate a questa professione che vogliono sapere come orientarsi e come iniziare. La preparazione e la professionalità rimangono comunque un must per diventare un bravo personal shopper.”

A tuo giudizio c’è una maggiore attenzione da parte della società verso questo nuovo ruolo di consulenza per gli acquisti?

“Sicuramente la società ormai inizia a conoscere questa professione, se ne parla molto, le richieste sono sempre in aumento e finalmente anche in Italia si inizia a capire il ruolo e l’importanza di potersi affidare a professionisti dello stile e degli acquisti. Tuttavia siamo ancora lontani rispetto ai panorami internazionali americani e\o inglesi.”

Quali sono le tue “ambizioni/speranze/proposte” in quanto presidente AIPS?

“AI-PS nasce ad ottobre 2012 ed è la prima associazione italiana dedicata alla professione del personal shopper. AI-PS è un’organizzazione no-profit con l’obiettivo da un lato di migliorare la professionalità dei  personal shopper italiani, dall’altro di mettere al servizio di clienti privati o aziende figure competenti, affidabili e autentiche. AI-PS può essere considerato un supporto valido soprattutto per i neo-personal shopper che potranno rivolgersi all’associazione per avere consigli e suggerimenti per lo sviluppo della propria attività». L’associazione organizza inoltre corsi di formazione, seminari e workshop affrontando tematiche differenti quali per esempio: la professione del personal shopper;  la consulenza d’immagine;  il bon ton e il galateo e tanto altro. I corsi sono rivolti a tutti, oltre ai soci di AI-PS.”

Ci salutiamo con una celebre frase di Chanel “La moda passa, lo stile resta”.

Carla Cattaneo