“Tra oriente e occidente” Intervista allo stilista Alberto Zambelli.

Linee pulite ed essenziali, stile minimal, forme architettoniche e tessuti pregiati che creano un’idilliaca luna di miele tra oriente e occidente. Queste le caratteristiche degli splendidi abiti dello stilista Alberto Zambelli. Dietro la maestria e il talento, coltivati in anni di esperienza, si cela un’innata capacità che costituisce il filo conduttore di tutte le sue collezioni: niente scolli vertiginosi e spacchi eccessivi, celebrare la femminilità è Arte. Le forme geometriche, i tagli degli abiti e i contrasti cromatici valorizzano la sensualità della donna senza ostentarla. L’essenza della Moda è proprio questa: realizzare capi meravigliosi che lascino, però, lo spazio di un gioco nel quale l’individualità e la femminilità conservino ancora un propria dimensione espressiva.

L’infanzia e i primi momenti della vita di una persona sono molto importanti, soprattutto perché possono determinare la carriera futura di un individuo. Quando hai scoperto questa passione che poi si è rivelata il tuo lavoro? C’è stata una figura importante nel tuo percorso formativo?

Assolutamente sì. Sin da quando ero bambino mia madre, assieme a due mie zie, ha sempre fatto la sarta; sono cresciuto in mezzo ai tessuti e le stoffe, tuttora conservo il manichino e lo specchio che mia zia mi ha regalato quando ero agli inizi e andavo ancora a scuola.
Quello che poi, successivamente, mi ha aiutato molto sia nel creare le collezioni che nella consulenza, è l’esperienza maturata in una grande azienda; ho potuto sperimentare e partire dalla scelta dei materiali sino ad arrivare a creare delle collezioni che presentavo alla rete vendita, seguendo, quindi, anche la parte più commerciale del prodotto.

 
Penso sempre allo stilista come un artista: lo scultore dà forma all’essenza in una materia, per il designer esiste il concept. Qual è il filo conduttore, l’essenza delle tue collezioni?

L’anima è sempre quella di lavorare su una grande personalizzazione, sui materiali e sui tessuti che si fondono al mio stile “minimal decorativo”: forme assolute ed essenziali che poi vengono arricchite da dettagli, spesso anche interni al capo. Quello che mi appassiona è anche lavorare sull’interiorità e non solo sull’esteriorità, si tratta di un concetto appartenente più alla cultura asiatica che a quella italiana. Trovo molto più  interessante scoprire un abito un po’ alla volta rispetto ad avere un impatto iniziale molto forte che col tempo, inesorabilmente, si perde.

Come si realizza, attraverso stili e materiali utilizzati, il connubio tra oriente e occidente?

Sicuramente sulle linee sono molto più legato a un concetto orientale. Il concept è rappresentare attraverso le forme un’idea di oriente che entra in occidente e invece, attraverso la sperimentazione sui tessuti, un occidente che arriva in oriente.

 
Esiste un capo che consideri emblematico perché legato, inscindibilmente, a un momento fondamentale della tua esistenza?

In realtà no, tutte le collezioni rappresentano quello che vivo, soprattutto durante i viaggi quando vengo a contatto con culture e tradizioni molto diverse. Spesso in aeroporto mi capita di annotare qualcosa su persone e situazioni che mi colpiscono, proprio da lì possono nascere alcune mie collezioni.
Oggi mi sento molto più libero nella creazione del prodotto, è come se i miei abiti disegnassero l’intero flusso di coscienza vissuto in questi anni.

Federica Ielapi